Poeta, letterato, pittore, incisore: uomo di cultura che è stato capace di partire da un sentimento terreno per arrivare alle più alte vette dell’espressione artistica.
“Tutti bramano vedere riflessa, in un disegno, la immagine del proprio volto. Anche questa cosa io so come e perché accada; ma occorre essere iniziati ai misteri della poetica verità, quella verità ancora assai lontana dalle porte della casa degli uomini, perché sia intesa alla perfezione. E so bene che il pensiero della eternità sovrasta assoluto, continuo sopra le cose; ma soltanto in momenti brevi e migliori si rivela agli uomini”.
Così Luigi Bartolini (Cupramontana, 8 febbraio 1892 – Roma, 16 maggio 1963), scriveva nel 1940; sembra di vederlo camminare con la lastra in rame pronta per l’uso nella tasca (la “saccoccia” la chiama lui), per i campi, i fiumi e i boschi tra Cupramontana, Osimo, Macerata, le valli del Chienti, del Potenza e dell’Esino, nella campagna marchigiana che definì un “immenso giardino”, alla ricerca di un soggetto, di una “icona rustica” tratta dal mondo mitico contadino o di un volto di cui cogliere in un ritratto il segno dell’eternità.
Una ricerca la sua che si svolge attraverso le Marche, l’ Eden, il paradiso terrestre “disteso fra il monte e il mare”, all’ombra del Monte S. Vicino, che a suoi occhi sembrava “la tenda d’un Dio del Parnaso”. Poeta, letterato, pittore, incisore: uomo e artista che è stato capace di partire da un sentimento terreno – amore, ira o altro – per sprigionare poesie e testi, di attingere dalla forza e dal colore della natura per far parlare e sprigionare la materia pittorica sulla tela e che nell’incisione tagliente sulla lastra ha concretizzato l’incontro con la materia in modo unico e irreversibile.
Un artista che quindi oltre al mezzo visivo ha saputo utilizzare anche quello della parola e dei racconti brevi dove la scrittura focalizza il personaggio, la ninfa, il diavolo, i mercanti, le ragazze in attesa dei soldati così vive e palpitanti anche nel romanzo che lo ha reso celebre “Ladri di biciclette” (riedito in versione integrale da “il lavoro editoriale” collana “genius loci” qualche anno fa).
Luigi Bartolini, personalità acuta, così distante dalla poetica del frammento della cultura odierna, così attenta nella sua educazione classica a cogliere nella natura e negli uomini la verità delle parole e dell’arte. Ancora troppo sconosciuta al grande pubblico.
