Questo libro si è affidato alla parola come a un “elemento”, un sesto senso che provoca continuamente l’essere delle cose e lo traduce, restituendosi in un fitto, pulsante argomentare.

In anteprima vi offriamo la poesia “Marche”, dalla quale l’autrice ha ricavato il titolo del libro:
“Sfrigolano le albe e odorano di fritto
accarezza il passo l’abside svettante
e i seni azzurri e il quadro e il sonno sotto.”
Alla “parola” l’Autrice si affida come a un “filo d’Arianna”, un’Arianna prigioniera e libera a un tempo, appassionata della sua inchiesta, elegiaca, consapevole e insieme assorta, abbandonata al metro del suo linguaggio che a sua volta c’imprigiona nel fitto rameggio che i versi disegnano lasciandosi abitare da un significato che carambola nel gioco dei significanti, nel ritmo linguistico che è anche pulsare interiore. Anima esposta, lettera aperta, carne della lingua che si offre per un’agape tra chi scrive e chi legge.

E’ un libro dove la poesia ci sazia come un cibo, e potrebbe non chiudersi, restare sospeso alla sua diacronia come un dono che si ripropone,e ci allena a riconoscere l’assiduo presente che vibra tra noi e l’Autrice, il ritratto fedele e modernissimo del suo scorrere e discorrere nel tempo, testimone continua e interrogante, soggetto e oggetto di un agone con la sua stessa sostanza, presenza desta tra sembianti in cui si ritaglia, come in un enigma che non inquieta, il profilo dolce ed acuminato di una poetessa dei nostri giorni.

…mi inchino. Semplicemente.
I versi qui riprodotti sono molto interessanti per gli accostamenti che pongono…