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Calpestare l’oblio, coltivare la memoria

pubblicato il 24 febbraio 2010 alle 01:12
scritto da Simona del Gran Mastro
tematiche affrontate: libri, poesia, politica & cultura

Un progetto per l’Italia realizzato da poeti, contro la minaccia incostituzionale, per la memoria repubblicana.

Scrive Gianni D’Elia “Insigne erede di sozza fazione,/ ossessa forza, che il Paese caria/ dagli schermi e dai fogli del padrone,/ liberaci di te, ci manca l’aria.” (La Liberazione). Dello stesso avviso è Eugenio De Signoribus “Elementare il tuo programma: inquinare pozzi e mercati/ ma illuminarli coi riflessi dell’oro … siamo sempre più smemorati, fino ad esserti grati dei sogni/ e sempre più a te uguali…” (Una storia). Incita Giuliano Scabia “…SVEGLIA ITALIA!/ Scrollati dal fango che t’ammalia!” (Golpe sottile). Un barlume di speranza con Raimondo Iemma “Soprattutto e con ogni forza/ non cederò alla tentazione/ di opporre disprezzo al disprezzo/ nonostante tutto vorrò praticare il coraggio e l’amore./ Ho voglia di stare al mondo e lottare.” (Soprattutto e con ogni forza).

Nel tardo pomeriggio di sabato 20 febbraio, presso l’Hotel Progresso, è stata presentata la raccolta di poesie Calpestare l’oblio, edita dalla casa editrice Marte, che inaugura la sua nascita proprio con la pubblicazione del libro.

Moderatrice della tavola rotonda, che ha visto la presenza di Gino Troli, Davide Nota, Lucilio Santoni ed Enrico Piergallini è stata l’ex assessore alla cultura Olimpia Gobbi.

Coerenza, presa di posizione e ribellione, è questa la tripletta che ha fatto da punto di partenza e d’approdo al dibattito.

Due i temi proposti dalla Gobbi ai poeti intervenuti: la poesia come espressione politica e le Marche come regione-culla per il ripristino di una società costituente.

Le risposte hanno riacceso le speranze!

Nel Trecento Dante faceva politica attraverso i suoi scritti, è necessario quindi sdoganare la parola poetica dalla presunta nicchia in cui è stata relegata ed utilizzarla come mezzo di ribellione; è necessario, come ha affermato Gino Troli, non comportarsi da ignavi ma da protagonisti del cambiamento per il ripristino dell’unicità; è necessario fare della poesia quello strumento rivoluzionario che porti all’abbattimento delle barriere che hanno isolato le persone nella loro vulnerabilità e fragilità. Solidarietà e comunicazione, promuove Enrico Piergallini.

Lucilio Santoni avanza lo “studio” come elemento collante tra opposti: ironia e passione, anima e corpo, schifo e grandezza.

Alla ribellione, la comunicazione e lo studio, Davide Nota aggiunge la centralità della persona che è essenza della parola poetica. Non esiste, secondo il giovane poeta, una poesia che possa essere disimpegnata, come non può esistere una mancanza di ideologia.

Alla domanda “perché nelle Marche?”, i poeti hanno disegnato un quadro della nostra regione che fa ben sperare. La realtà marchigiana “è rimasta un po’ indietro” rispetto alle altre regioni dove esistono città più grandi che si sono viste risucchiare dal vortice dell’omologazione e dell’anticostituzionalità. Per fortuna abbiamo ancora persone che s’incontrano in piazzetta o al bar, per fortuna ci sono gli Appennini, come ha ironizzato Gino Troli, che ci proteggono dalla tendenza all’uguaglianza delle grandi città. Per fortuna, come ha aggiunto Enrico Piergallini, gli intellettuali delle Marche hanno scelto la residenza per coltivare e far crescere la loro cultura e non il mito del “cercare la fortuna altrove”.

Utopia? Grande ottimismo? Forse! Ma quantomeno qualcosa si è mosso, “un disastro è sempre meglio di una mancanza di utopia” (Luogo della politica, Lucilio Santoni). Scrive Luigi Alberto Sanchi nella sua introduzione alla raccolta: “I poeti … innanzitutto cercano di rendere il vissuto, in dialogo con la realtà. La loro resistenza umanistica ci invita a pensare. La loro arma politica è il vivere e il pensare poeticamente, a partire da una sofferenza e non dall’oblio. Leggiamoli, ascoltiamoli”.

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