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Maudits, Da Baudelaire ai Baustelle: viaggio “a l’enfer”

pubblicato il 3 marzo 2010 alle 12:28
scritto da Simona del Gran Mastro
tematiche affrontate: incontri letterari, poesia

Resoconto di una serata tra note e poesia, che ha scoperto padri letterari alla buona musica odierna.

“… Santa è la bellezza. Tanta è la paura. Fai come faceva Baudelaire. Pasolini è morto per te … È necessario credere. Bisogna scrivere. Verso l’ignoto tendere. Ricordati Baudelaire … Saffo s’è ammazzata per noi. Socrate suicida per noi. Vivere per sempre. Ci vuole coraggio. Datti al giardinaggio dei fiori del male. È necessario vivere. Bisogna scrivere. All’infinito tendere. Ricordati Baudelaire”.

La voce profonda di Francesco Bianconi, front man dei Baustelle, ha aperto la serata di lunedì 1 marzo alla Biblioteca Rivosecchi di Grottammare, in occasione degli Incontri con l’autore.

Maudits. Da Baudelaire ai Baustelle, questo il tema affrontato, in un connubio di poesia, musica e teatro.

Relatore della serata Gino Troli, che si è avvalso della collaborazione di Lucilio Santoni ed Edoardo Ripani, quest’ultimo egregio interprete di testi poetici e brani musicali.

Un viaggio nel tempo, nei pensieri, nelle biografie e nei drammi di quegli autori che hanno vissuto tutta una vita, in genere breve, scandita da sregolatezze ed eccessi. Un viaggio nel maledettismo per cercare di dare una spiegazione a certe scelte estreme e autodistruttive.

Stonata potrebbe sembrare l’ouverture sulle note dei Baustelle, ma in realtà nel nome del gruppo italiano è presente la radice del maledettismo: BAUstelle come BAUdelaire.

Gino Troli ci conduce in questo viaggio fornendoci delle date di riferimento: 1857, anno della pubblicazione di Le Fleur du Mal di Baudelaire. Poeta e narratore della notte parigina e dell’oscurità delle sensazioni umane, colora questa sua raccolta di poesie di tinte mitiche, macabre e vagamente erotiche, parlando di morte, di amore, di religione, di peccato e satanismo. La sintesi del Decadentismo francese è raccolta nell’altra opera di Baudelaire, Spleen di Parigi, che segna il momento in cui il “mestiere” di poeta esce fuori dalla civiltà di massa e inizia a vivere una dimensione di marginalità, la stessa che lo caratterizza tutt’ora.

Proseguiamo il viaggio, valichiamo le Alpi e approdiamo nell’Italia settentrionale dove, intorno agli anni ‘60 dell’800, ha avuto inizio il movimento della Scapigliatura. Seppur con tonalità più sfumate rispetto ai francesi, sono Maudits anche gli Scapigliati, per questo loro spirito di ribellione contro la cultura tradizionale.

Ma è il 1884, anno di uscita dell’antologia di Verlaine, che segna la data di nascita dell’espressione “poeti maledetti”. Tratti dall’antologia, abbiamo ascoltato, per bocca di Edoardo Ripani, testi di Rimbaud (Il battello ebbro), Corbière (La fine) e Marceline Desbordes-Valmore (Il risveglio), unica “poetessa maledetta” nell’antologia.

“…maledetto dunque da se stesso, questo poeta maledetto”, dice Verlaine del suo amico e amante Rimbaud. Ricercatore dell’essenza assoluta della poesia, Rimbaud ha fatto della sua vita, votata alla sregolatezza, l’esempio del maledettismo.

Sdegnoso per eccellenza, bretone e amante del mare, Corbière, spiega Gino Troli, viene ricordato soprattutto per i suoi epitaffi.

Una biografia normale quella di Marceline Desbordes-Valmore e poetessa tanto decadente quanto romantica.

Chiusa l’antologia dei poeti maledetti, il viaggio ci ha portato a incontrare Boris Vian, Dino Campana e Piero Ciampi: cantante, scrittore e musicista, Vian esprime il suo maledettismo nella ribellione e nella contestazione politica; paragonato a Rimbaud, Campana ci ha donato poesie dalle immagini forti di annientamento, espressioni del suo bisogno di fuggire dal paese natio e da se stesso; amico della bottiglia, Ciampi ha scritto canzoni nelle quali ha riversato tutta la sua inquietudine esistenziale.

Il maledettismo poi abbandona il vecchio continente per trasferirsi in America con la Beat Generation di Kerouac e Burroughs. Unico esemplare europeo che può essere annoverato come “maledetto”, resta Viaggio al termine della notte di Céline.

Nell’America degli anni ‘60, il maledettismo trova espressione in due rock band: The Velvet Underground, con la voce Lou Reed e la musa Nico e dall’altra parte The Doors con il loro poeta maledetto Jim Morrison.

La serata si è conclusa ascoltando “Heroin” dei Velvet Underground e “The end” dei The Doors, prima interpretate da Edoardo Ripani, poi ascoltate dalla voce degli stessi cantanti.

Un viaggio “a l’enfer” suggestivo, dinamico e pieno, che forse avrebbe avuto bisogno di più di una serata per essere vissuto esaustivamente.

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