Non potevano iniziare meglio gli Incontri in Pinacoteca: coinvolgente la serata su Adolfo De Carolis.
Con Adolfo De Carolis hanno esordito, venerdì 5 marzo, le serate all’insegna dell’arte, organizzate da Lucilio Santoni e Gino Troli.
Complice la suggestiva ambientazione nella sala al piano inferiore di Palazzo Bice Piacentini, gli intervenuti hanno assistito a un trascinante spettacolo teatrale e didattico.
Nei panni di Adolfo De Carolis, Edoardo Ripani. Uno scrittoio in legno e una lampada a fare da scenografia. Un tempo pacato e movimenti lenti, per una interpretazione sentita di saggi sull’arte e lettere alla moglie e ad amici, ripresi dal repertorio cartaceo dell’artista. Ecco apparire Lina Ciucci, moglie di De Carolis, interpretata da Gabriella Monaco, che avanza a passo cadenzato tra il pubblico.
Ad intervallare i due momenti teatrali di apertura e di chiusura della serata, Tiziana Maffei, esperta ed appassionata di De Carolis, ha presentato la figura dell’artista. Avvalendosi dell’ausilio di slide, ne ha riassunto la vita, soffermandosi soprattutto sulla sua evoluzione artistica. Da tele raffiguranti visi di donne dai lineamenti delicati e dai colori accesi, di chiara influenza pre-raffaellita, De Carolis è passato alla decorazione di oggetti di tematica floreale, fino ad approdare alla xilografia e alla fotografia. Attraverso la xilografia, ha lasciato una sostanziosa testimonianza della vita marinara sambenedettese dei primi del Novecento. Pittore, illustratore, letterato, xilografo, fotografo: non si è lasciato mancare niente De Carolis che, dalla piccola Montefiore dell’Aso, sua terra natale, è diventato uno dei protagonisti dell’arte italiana idealista e simbolista dell’Otto e Novecento.
Un artista a tuttotondo, che aveva dell’arte, in tutte le sue sfaccettature, un’elevata considerazione. “Grande è il mandato che hanno gli artisti”, diceva. “Il fiore dell’arte deve spandersi sulla terra”. A testimonianza della sua versatilità artistica, scrisse nel primo numero della rivista fiorentina Leonardo, di cui gli era stata affidata la decorazione della copertina, un motto di origine dantesca: “Il pittore non è laudabile se non è universale”.
Nonostante abbia lavorato e vissuto in grandi città quali Firenze e Roma, l’ “amor di terra natio” non l’ha mai abbandonato, anzi trapela da ogni sua opera. Un artista delle piccole cose che ha combattuto per l’affermazione dell’arte popolare e ne ha riscattato l’identità. Molto legato alla vita famigliare, agli affetti, all’amicizia, ha fatto della sua “provincialità” e umiltà delle armi vincenti.

