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Osvaldo Licini: viaggio nella pittura di un angelo ribelle

pubblicato il 10 marzo 2010 alle 00:19
scritto da redazione
tematiche affrontate: incontri letterari, pittura

Osvaldo Licini

Per gli “Incontri d’arte in Pinacoteca”, una serata in conversazione su un’arte lirica e incantata, in bilico tra la fantasia e l’ironia, il gioco e il sarcasmo, l’ascesa e la caduta.

Venerdì 12 Marzo alle ore 21.30, presso la Pinacoteca del Mare di San Benedetto del Tronto, Emanuela Buttafoco e Edoardo Ripani metteranno in scena alcuni frammenti di vita e di arte di Osvaldo Licini. Si tratta del secondo di cinque appuntamenti sull’arte, organizzati dall’Associazione culturale l’onagro e sostenuti dall’Amministrazione Comunale di San Benedetto e dalla Banca Picena Truentina.

Pittore, poeta, indagatore dell’animo umano in ogni sua più recondita piega, grande scopritore, soprattutto con il rosso e con il blu, di angeli a amalassunte, l’artista di Monte Vidon Corrado è stato il primo in Italia a pensare europeo: per il suo impegno di intellettuale totale e per la profonda esperienza umana che ne ha contraddistinto tutte le attività. Pur chiuso nel volontario isolamento del paese natale, del quale è stato sindaco per dieci anni, ha coltivato, fra letture e silenzi, la libertà dell’arte, viaggiando in alto sopra i contemporanei. “L’effimera gloria, o il successo finanziario, non sono ancora il mio scopo più vicino. L’arte per me resta un faticoso problema, ma soprattutto un grave e serio impegno morale di fronte a me stesso”, scrive all’amico Checco e, in un’altra lettera: “Io so semplicemente che il mio solo dovere d’artista è di andare verso l’arte (anche a costo di morire di fame)”.

Nella serata di venerdì, Emanuela Buttafoco ci condurrà in un viaggio intimo e universale attraverso la figura di un illustre marchigiano che ci ha lasciato un’opera veramente straordinaria.

Il poeta Acruto Vitali, alla sua morte, scrisse questa poesia:

Oceani d’insonnia

battono alle tue porte,

ma tu, fionda di luce,

ti sei librato sull’ultima luna.

Oh angelo svenuto

lungo i valichi azzurri dei fragori,

t’ha preso il tempo per le mani,

t’ha messo l’ali verso gli alti abissi,

tu, sopra i ponti del dolore:

un fiore.

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