Un viaggio nella pittura di un artista marchigiano che ha vissuto una vita di contraddizioni.
Artista “errante”, come molti critici l’hanno definito, cromatico, cinico, naturalista, astrattista, allegorico, maledetto, blasfemo e fantastico. Tutto e il contrario di tutto: è questo Osvaldo Licini, pittore, poeta e raffinato narratore, difficile da etichettare all’interno di una corrente artistica o di pensiero. La sua evoluzione pittorica lo ha portato ad avvicinarsi all’arte figurativa, per poi passare al Futurismo, fino ad approdare all’Astrattismo.
In occasione degli Incontri d’Arte in Pinacoteca, Emanuela Buttafoco, professoressa di Storia dell’Arte presso il Liceo Artistico Osvaldo Licini di Ascoli Piceno, ha esaustivamente ripercorso le tappe principali dell’evoluzione artistica del pittore marchigiano. Per circa due ore, ha raccontato, con evidente trasporto, la vita dell’artista e conversato sulla sua pittura. Sua spalla destra, l’attore Edoardo Ripani che ha dato un saggio del Licini narratore, interpretando brani tratti da Racconti di Bruto del 1913.
Osvaldo Licini nasce a Monte Vidon Corrado nel 1894 e lì morirà nel 1958. Un artista di fama internazionale che ha preferito la pace e il silenzio del “natio borgo selvaggio” alla vita mondana delle grandi città. Ha comunque vissuto una parentesi estera nella capitale francese dove ha conosciuto Picasso e Modigliani. Tornato a Monte Vidon Corrado, ha continuato a tessere relazioni con Parigi e altri importanti centri d’arte europei come Amsterdam.
Se la pittura di Licini ricorda quella di Klee, la poesia richiama echi del maledettismo di Baudelaire e Rimbaud.
La sua ricerca dell’anima nella pittura lo porta a sperimentare diverse fasi che culmineranno in un personalissimo Astrattismo. È questo il periodo degli Angeli Ribelli e delle Amalassunte: creature sensuali e misteriose che popolano inquietanti mondi fantastici, ricreati sulla tela attraverso arroventati fondi rossi e tetri cieli notturni dipinti di blu.
L’inquietudine dei suoi dipinti, i colori forti, accesi, che creano turbamento, ritrovano nella scrittura un loro contr’altare. I Racconti di Bruto sono caratterizzati dall’emergere di un istinto dissacrante e blasfemo con il quale l’artista attacca, celato nel suo alter ego Bruto, la morale della società benpensante.
Licini ha rilasciato alcune dichiarazioni relative all’arte della pittura in Lettera aperta al Milione e in Natura di un discorso. Dice: “La pittura è l’arte dei colori e delle forme liberamente concepite, è anche un atto di volontà e di creazione ed è un’arte irrazionale, con predominio di fantasia e immaginazione, cioè poesia [...] Dimostreremo che la geometria può diventare sentimento”. E ancora: “L’arte è per noi di natura misteriosa e non si definisce. Confessiamo che la bellezza sfuggirà sempre ai nostri calcoli. Ed è bene che sia così. Come tutte le cose della natura, enigmatica, menzognera, bella, ma con frode. L’importante è che la menzogna sia geniale [...] I segni esprimono la forza, la volontà, l’idea. I colori la magia. Abbiamo detto segni e non sogni”.

