Opinione pubblica e nuove forme di comunicazione politica (prima parte)
Una lucida analisi sui linguaggi usati dalla politica per sbarazzarsi della democrazia e per creare un pubblico indifferente ai contenuti e sensibile al consenso e all’acquisto.
La “babele” della politica
L’essere abituale spettatrice di programmi televisivi che hanno la dichiarata funzione di informare i cittadini circa le vicende di interesse pubblico suscettibili di essere ricomprese nell’ambito della categoria “informazione politica”, è un’esperienza interessante.
All’inizio ci si dispone con diligente concentrazione all’ascolto: cogliere gli elementi fondamentali del confronto, distinguere la coerenza e la congruità delle affermazioni, rilevare l’onestà intellettuale o la palese malafede delle personalità intervenute è l’obiettivo che perseguiamo con ingenua buona volontà.
Ad un certo punto però le nostre buone intenzioni vengono travolte: le continue polemiche verbali, le accuse incrociate, le interruzioni utilizzate in modo strumentale, la negazione e contemporanea affermazione di fatti, l’incapacità di confluire in un discorso in cui le parti a confronto apportino contributi di comprensione e approfondimento è in grado di frustrare ogni resistenza.
Capita allora, perso il filo di intricate quanto inutili schermaglie verbali, di porsi al di sopra e al di fuori delle istanze per cui gli ospiti stanno “combattendo” per avere “l’ultima parola”, e di osservare con scientifico distacco ciò che accade sotto i nostri occhi. A chi stanno parlando costoro? E, soprattutto, cosa davvero vogliono davvero comunicare?
Ci si può trovare allora a riflettere per cercare delle risposte partendo proprio dal senso di un confronto dialettico.
In ogni confronto dialettico che utilizza la parola come strumento di esplicitazioni di intenzioni, visioni e analisi della realtà, assume un ruolo fondamentale anche, e forse soprattutto, ciò che non viene “detto”, ma costituisce l’implicito del discorso.
Oltre ad un implicito in qualche modo condiviso derivante dal contesto all’interno del quale si sviluppa il discorso, dalle tematiche affrontate, dai singoli argomenti di confronto, ognuno dei protagonisti del dialogo è in se stesso portatore di intenzioni, convinzioni, strategie, obiettivi che spesso non rientrano nel flusso della comunicazione formale e non risultano sempre ben chiari all’interlocutore, pur costituendo inevitabilmente il presupposto di quanto viene detto.
Se poi altri individui non parlanti assistono come spettatori del confronto, anzi come destinatari-fruitori del discorso stesso, si moltiplicano e intrecciano le interpretazioni e la complessità degli “impliciti” di cui ognuno è portatore cui si aggiunge anche il livello non necessariamente omogeneo della competenza linguistico-lessicale degli ascoltatori e delle loro conoscenze relative agli argomenti oggetto del confronto.
Quindi, inevitabilmente, le parole, le frasi pronunciate, il tono assunto, l’utilizzo di parole o concetti presentano un differente livello di sollecitazione nei confronti della pluralità dei soggetti ascoltatori.
