Venerdì 26 marzo, in occasione del terzo appuntamento di Incontri d’arte in Pinacoteca a San Benedetto del Tronto, arte, musica e parole per “parlare del vuoto”
“Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha … sai che cosa penso, domani arriverà, domani arriverà lo stesso”. Canta Vasco Rossi che la vita non ha senso. Nonostante tutto ognuno di noi cerca di dare un significato alla propria esistenza.
Lucilio Santoni, in occasione del terzo appuntamento con Incontri d’arte in Pinacoteca, tenutosi venerdì 26 marzo, ha esposto una sua visione della realtà odierna e spiegato quanto essa influenzi l’arte.
Il pubblico è stato accolto da “Lacrime di Coccodrillo”, un gruppo di tre elementi (Daniele, detto Inox, alla chitarra, Matteo Ripari, voce e chitarra e Marco Verdecchia ai fiati), sulle note di “Preghiera in gennaio” di De Andrè.
Terminata la canzone, Lucilio Santoni ha preso la parola. Ha esordito parlando di aerodinamica e spiegando a un pubblico più o meno consapevole, la teoria del volo.
Come fanno gli aerei a volare?
È necessario, ha spiegato, un perfetto equilibrio tra la forza di gravità che spinge verso il basso e la pressione che, di verso opposto, permette all’aereo di stare su. Una piccola anomalia, un minimo errore, un lieve aumento dell’una piuttosto che dell’altra e l’aereo cade. La metafora del volo ha fatto da leitmotiv per l’intera serata.
Oltre all’aerodinamica, si è andati a “scomodare” anche la storia, recente e passata. Si è parlato di 1789, anno che ha segnato un radicale cambiamento nella società: da un “tempo dei signori”, statico e immutabile, si è passati a un tempo dinamico in cui l’aereo della storia pare decollare. Come nel 1789, anche nel 1848, durante la “Primavera dei popoli”, la società viene messa gambe all’aria dai moti rivoluzionari.
Si è parlato della Grande Depressione che ha colpito l’America nel 1929. Il crack finanziario, successivo a un periodo di apparente benessere, diffuse un sentimento di rovina e di angoscia in ogni ambito. Inevitabile il parallelismo con il periodo contemporaneo, dove cominciano a scoprirsi le carte di un sistema retto sul niente, sul vuoto.
Si è parlato di Einstein, Heisenberg e Gödel, nomi altisonanti che con le loro teorie e teoremi hanno dimostrato che tutto è collegato. La coerenza di un sistema non si può provare dal suo interno, non esiste un unico sistema, è come per le scatole cinesi: più si va a fondo e più si scoprono elementi nuovi. In conclusione, per uscire da un vocabolario fisico-matematico: il vuoto e l’angoscia sono inevitabili, determinati da una realtà fittizia e fallace nella quale l’apparenza, l’avere, l’effimero, e quindi il vuoto, hanno più valore della sostanza, della verità e della semplicità.
Pare sia questa, secondo Lucilio Santoni, la realtà in cui viviamo: un vuoto angosciante in cui la stessa arte diventa figlia di ciò da cui trae ispirazione. Per questa serata sono state esposte le opere dell’artista maceratese, ormai di livello internazionale, Francesca Gentili. Volti inquietanti ed emaciati, occhi infossati, profondi, tanto profondi da essere vuoti: lo specchio della società, l’angoscia dipinta su tela!

