Opinione pubblica e nuove forme di comunicazione politica – (terza parte)
In questo contesto di aumentata competizione per per l’attenzione del pubblico, il ruolo del giornalismo d’informazione merita alcune considerazioni.
Abbandonato il paradigma dell’obiettività e dell’oggettività della notizia, del “fatto” che è in grado di “parlare” da solo, “diventa sempre più chiaro come il giornalismo non possa rispecchiare la realtà, ma soltanto interpretarla perché ineludibilmente costretto a semplificarla attraverso dure selezioni” applicate alla mole incessante di notizie e al moltiplicarsi delle fonti: “i fatti non parlano mai da soli ma vengono sempre “fatti parlare” da qualcuno”. Quanti sono, viene da chiedersi, i molteplici condizionamenti che influiscono sulla “rappresentazione della realtà” operata dai media?
Le recenti polemiche sulla libertà di stampa in Italia e sulle differenti e spesso opposte rappresentazioni (o deformazioni) della realtà da parte di giornali e trasmissioni televisive d’informazione ci danno la dimensione e la complessità dei problemi in campo.
In questo quadro non si può non tener conto anche della presenza dei nuovi media che utilizzano il web come canale di informazione alternativo a carta stampata e televisione. Se da un lato dalla moltiplicazione dei canali e delle piattaforme potrebbero nascere maggiori opportunità per gli utenti di comprendere in modo critico le vicende d’interesse generale e quindi una maggiore democraticità dell’informazione, dall’altro fenomeni come il citizen journalism o i blog, potrebbero degenerare (e forse è già così) in un’eccessiva frammentazione dei contenuti dell’informazione e dei punti di vista sulla realtà e sui fatti che la definiscono, finendo con l’essere controproducenti ai fini della maggiore consapevolezza di un utenza poco alfabetizzata sia in senso culturale che tecnologico.
Non si può fare a meno di sospettare inoltre che potrebbero essere ancora le categorie dell’economia a condizionarne i prodotti e le modalità di comunicazione. “Anche la blogosfera potrebbe avvertire la pressione della concorrenza per ottenere l’attenzione degli utenti e cedere ad essa” ricadendo nelle deformazioni dei media tradizionali. (. G. Blumler in Mediatizzazione in declino? su ComPol gennaio 2009)
Il quadro non è affatto rassicurante, ma “la mediatizzazione come l’abbiamo conosciuta potrebbe (già) essere in declino” e se “vogliamo avanzare verso una forma più deliberativa di democrazia” dobbiamo sperare nell’ideazione di nuove forme di comunicazione e informazione politica (J. G. Blumler in Mediatizzazione in declino? su ComPol gennaio 2009).
Dovremmo, intanto, abituarci a “chiedere meno ma a chiedere meglio ai professionisti dell’informazione, incalzandoli, attraverso pratiche di produzione e fruizione più consapevoli affinché offrano percorsi di comprensione della realtà più approfonditi e riflessivi e pratichino con rinnovata responsabilità un’attività professionale sempre più rilevante in un mondo reso opaco dalla ricchezza di soggetti e rappresentazioni” (C. Sorrentino in Il triangolo imperfetto su “ComPol, gennaio 2009).
