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Il coraggio intellettuale della verità

pubblicato il 11 aprile 2010 alle 22:37
scritto da Milena Scola
tematiche affrontate: societa & cultura

Note a commento sul recente articolo “Cristianesimo e Cattolicesimo”

Che l’ipocrisia rappresenti sempre una comoda via di fuga per molti cattolici praticanti lo si deduce molto bene dall’incapacità di un’indignazione profonda dei fedeli di fronte alle scabrose pratiche di pedofilia diffuse nelle parrocchie di tutto il mondo. E dall’incapacità di una condanna senza appello delle gerarchie ecclesiastiche complici, con i loro pesanti e insopportabili silenzi, degli abusi perpetrati per anni sui nostri bambini.

Che la classe politica faccia, a destra come a sinistra, sciacallaggio delle questioni morali pur di piegare a puri scopi di consenso anche la coscienza personale del cittadino/suddito è provato poi dall’incoerenza di tradurre, oltre che in condotta di vita personale, in dettato normativo quella medesima etica dei comportamenti di cui i nostri legislatori si proclamano difensori.

Ma quello che sta attraversando il nostro paese è molto più e molto peggio di tutto questo.

La strategia di ogni potere gerarchico, che sia quello della chiesa o quello dello stato, di ridurre a merce anche il corpo dei suoi fedeli o dei suoi elettori è la contraddizione stessa per cui a questi poteri si riconosce la disponibilità di una parte della nostra individualità in cambio di protezione. La chiesa per la protezione dell’anima nel tempo eterno e lo stato per la protezione della vita nel tempo presente.

Il potere sta riducendo a valore di scambio anche il Corpo. Il Corpo dei bambini che non sappiamo proteggere. Il Corpo delle donne che continuiamo a violentare (basti su tutte il desiderio del neo governatore piemontese Roberto Cota di lasciare marcire nei magazzini delle farmacie la RU486). Il corpo dei morti che non riusciamo a rispettare (la vicenda Englaro è emblematica). Il potere che mercifica i nostri corpi.

Un potere che mi riesce difficile definire: ma di cui sono certo che è il più violento e totalitario che ci sia mai stato: esso cambia la natura della gente, entra nel più profondo delle coscienze. Dunque, sotto le scelte coscienti, c’è una scelta coatta <<ormai comune a tutti gli italiani>>: la quale ultima non può che deformare le prime” per dirla con le parole gravi di Pier Paolo Pasolini.

Quel potere ha abdicato, e continua a farlo, alla potenza dei consumi, credendo di poterla amministrare, e ne viene travolto.

Sta tutta qui la contraddizione in cui ci costringe la bieca prassi politica dei nostri piccoli governanti. Quel potere, modernamente inteso laico, era stato progettato come potere convenzionale in quanto alla sua forma giuridica proprio per consentire all’individuo, nella sua intimità, la libertà di coscienza, che è libertà di pensiero critico e di parola vera. Quel potere si insinua invece nell’interiorità soggettiva, entra nel più profondo delle coscienze, per convertirci a un moralismo bigotto e utilitaristico, asservito solo alle ragioni di sopravvivenza dei poteri.

Non c’è più Politica in Italia. Resta solo una controfigura sbiadita e ignorante del potere che pretende di irreggimentare la coscienza individuale.

Per citare ancora Pasolini, “Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”.

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    Un’analisi agghiacciante e, purtroppo, assai realistica non solo del board politico ma anche della contemporaneità di buona parte della società italiana, quella di Milena. Una società accartocciata sull’individualismo più reazionario, ipocrita, intollerante; una società che appare sempre più vuota e bidimensionale, che si pasce (ancora, di nuovo) di slogan di propaganda e non riesce a riflettere né collettivamente né individualmente sulla portata degli eventi che accadono, sui valori da salvaguardare, sulla passione del costruire insieme il proprio futuro, sull’importanza della memoria, sulla centralità della dignità umana. Una società che ha stoltamente abdicata all’impegno perché ritenuto serioso, noioso e non momento centrale e piacevole di vita demandandolo alla finzione politica, alla falsità di potere e, in definitiva, alle bugie di piccoli e grandi predicatori del nulla che hanno consolidato la prassi di un paese diventato una “Penisola dei Famosi” dove vince chi bara di più, chi più è bugiardo e comunicativamente pronto a non dire mai la verità: il coraggio intellettuale della verità non è più un valore fondante e concreto per gli individui e la comunità ma un’utopia sbeffeggiata all’angolo di ogni strada. Sapere parlare alla gente è così diventato il semplice assecondare il nazionalpopolare televisivo dove la tendenza consolidata è l’abbaiare e non il parlare e confrontarsi in una visione dialettica costruttiva. Dove cultura e conoscenza sono diventate semplici pustole irritanti di un corpo costruito prevalntemente da protesi al silicone. Consiglio, tra l’altro, l’ascolto delle parole di Roberto Scarpinato nella presentazione del libro di Marco Travaglio “Ad personam”. http://www.youtube.com/watch?v=2GBelWOfNuU E non per lamento o senso di sconfitta ma per non rinunciare, mai, al coraggio intellettuale della verità.

    Fabio Salbitano del 14 aprile 2010

 

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