Un piccolissimo ricordo per un grande scrittore. Il 17 dicembre scorso (chi vuole, può reperirlo nell’archivio di MarcheCultura) abbiamo pubblicato alcune sue considerazioni sul neo-liberismo.
Tutta la vita di José Saramago è stata una presa di posizione senza compromessi, nella politica come nella religione. Saramago era nato ad Azinhaga, in Portogallo, nel 1922. Nel 1959 si era iscritto al Partito Comunista che, sotto il regime di Salazar, operava in clandestinità. Negli Anni Sessanta Saramago divenne uno dei critici più seguiti del suo Paese e nel ‘66 pubblicò la sua prima raccolta di poesie, I poemi possibili.
Il romanzo che lo fa conoscere al mondo delle lettere è del 1982: Memoriale del convento, seguito da L’anno della morte di Ricardo Reis. Ma è solo negli anni ‘90, grazie al Nobel, che Saramago raggiunge un grande numero di lettori in tutto il mondo. Pubblica L’assedio di Lisbona, Il Vangelo secondo Gesù, Cecità, Tutti i nomi, La caverna, L’uomo duplicato, Le intermittenze della morte e Le piccole memorie. È stato, tra l’altro, uno dei sostenitori dell’iberismo, il movimento che propugna l’unificazione di Spagna e Portogallo, i due paesi della penisola iberica. Per le sue posizioni sul conflitto mediorientale verrà accusato di antisemitismo, mentre per il Memoriale, ma soprattutto per il suo Vangelo e il testo teatrale La seconda vita di Francesco d’Assisi si era fatto nemico il Vaticano. Un suo Quaderno è stato recentemente rifiutato da Einaudi perché parlava male di Berlusconi.

