pubblicato il 2 dicembre 2009 alle 16:08
scritto da Adrián N. Bravi
Osservazioni sugli evaporati (seconda e ultima parte)
C’è un’altra storia simile, quella raccontata in L’anno della lepre di Paasilinna, che mi viene sempre in mente quando mi ricordo del racconto di Hawthorne, ed è la storia di Vatanen, giornalista a Helsinki. Una sera tornando a casa in macchina con un amico fotografo, con il quale aveva finito di discutere per decidere se era meglio rientrare a Helsinki o passare la notte a Heinola, investono una lepre sulla strada. Vatanen scende, cerca la lepre nel bosco e la trova con una zampa rotta che penzola. La prende in braccio, spezza un ramo e gliela fascia con un fazzoletto.
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pubblicato il 1 dicembre 2009 alle 16:05
scritto da Adrián N. Bravi
Osservazioni sugli “evaporati” (prima parte)
Penso spesso alla storia degli evaporati, quelle persone che per una ragione o l’altra, o anche senza ragione, come Wakerfild, per esempio, lasciano tutto, famiglia, paese, anche il proprio nome e il proprio passato, per rifarsi un’altra vita da capo. Sono specie di fantasmi che vivono nell’ombra, tra gli intertizi della società; possono passarti accanto senza che tu te ne accorga; non hanno più storia o se ce l’hanno fanno il possibile per cancellarla. In Giappone gli evaporati sono chiamati “johatsu”, che vuol dire evaporare, sfumare nel nulla. Nel numero 816 della rivista Internazionale c’è un articolo sui “johatsu” che si chiama Evaporati nel nulla.
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