In un universo, come il nostro, che a questa curva della storia appare come su un’estrema soglia – quasi scomparsa l’idea del futuro, segnato dolorosamente, terribilmente, da una vocazione al nulla e al niente -, la poesia affida parole altrettanto estreme ma non solenni, per fortuna, perché guarda ad un nuovo umanesimo che fatica a nascere dentro la maglia fitta dell’indifferenza e della violenza quotidiane, in questi anni di “pace terrificante”, secondo una canzone di Fabrizio De André, nei quali si è andata consumando un’idea dell’uomo e dell’essere sostituita dalla strumentalità del mercato e del profitto, in questo occidentale e globale “negozio” dove tutto si vende e si compra, dove la vita e la morte seguono i dettami di una commerciabilità estesa e senza confini. Musica che sappiamo.
Continua a leggere »

